Il Progetto

Memorie Orali degli Iblei è frutto di una ricerca di Oral History compiuta nel corso del XXX ciclo del Dottorato di Ricerca della facoltà di Scienze Politiche di Catania. La ricerca ha avuto come scopo il rinvenire la memoria della II guerra mondiale negli Iblei: cuspide sud orientale della Sicilia.

180 gli intervistati. Tra loro i soldati di allora, ragazzi poco più che ventenni, chiamati alla leva e poi alla guerra, di cui tutti portarono addosso i segni. Le donne, testimoni di una silenziosa eppure ostinata resistenza alle dure condizioni che la guerra imponeva. I bambini coi loro ricordi quasi sempre divertiti e ammirati oggi anziani sbalorditi davanti al loro ricordo quasi gioioso. Questi testimoni, costituiscono un racconto corale ma dalle mille sfumature che diventa memoria multipla impossibile da racchiudere in un’unica categoria e che parla sì di guerra ma anche delle pratiche per esorcizzarla: le preghiere, la superstizione, le pratiche per affrontare il malessere quotidiano, i prodotti della natura dalle proprietà terapeutiche, le orazioni ai santi protettori, le giaculatorie della mietitura e quelle per augurarsi un buon pane, i piatti tradizionali, gli abiti, le arti e i mestieri. Insomma la voce di un territorio vasto che va dal mare alla collina ai monti, dalle cittadine alla campagna.  Più di 270 gli spezzoni di interviste fino ad oggi isolati di varia durata e corredati di immagini fotografiche.

Un mondo arcaico? Certamente di alcune pratiche ormai non resta che il ricordo e forse proprio per questo è importante fermarlo e lasciare che a raccontarlo siano proprio i testimoni, ma altre pratiche sono ancora oggi la linfa pulsante del luogo e costituiscono il grande patrimonio identitario su cui esso si fonda.  Un mondo antico ed attuale dunque.

Memorie Orali degli Iblei si propone come un contenitore aperto ai ragazzi principalmente. Ascoltare i racconti del passato restituisce l’immagine complessiva della storia di ogni singolo individuo contribuendo così a fortificare il sentimento di appartenenza.

Il sito si rivolge anche agli studiosi e agli esperti del settore richiamando l’attenzione sulla vita in questo territorio e sulle vicende legate la conflitto mondiale che non fu combattuto negli Iblei ma fu combattuto anche dagli Iblei.

Il sito si rivolge alle comunità siciliane nel mondo in quanto contribuisce a scoprire le radici da  cui esse provengono e mai del tutto troncate.

Memorie Orali degli Iblei, infine, si rivolge a tutti coloro che vogliono conoscere in maniera più approfondita il territorio degli Iblei in una sorta di viaggio alla scoperta non solo di mare, campagna, Barocco e piatti della tradizione ma anche della sua gente semplice e generosa.

Come nasce Memorie Orali degli Iblei

Dalla fine degli anni Novanta mi sono appassionata alla raccolta di preghiere e racconti della tradizione iblea. L’ho fatto dapprima all’interno di una associazione culturale alla quale mi sento molto legata che si occupa di canti della tradizione popolare. L’associazione si chiama Muorika Mia e ringrazio tutti i singoli componenti di allora e di oggi per aver favorito e stimolato la mia ricerca.  A mano a mano che andavo raccogliendo le voci degli individui che incontravo è nata l’esigenza di registrarle e di appuntare in miei quadernetti le mie sensazioni. Ne sono nati, nel tempo due lavori che indagano su diversi aspetti il nostro territorio e le relazioni che intercorrono tra la città e la campagna, tra il passato e il futuro, tra la memoria e la preoccupazione che  sento  di disperderla. In questa fase moltissime sono le persone a cui sento di dover dire mille volte grazie a cominciare da tutti i  testimoni. Ma tra tutte le persone ve ne sono due in particolar modo che non posso non citare e che sono mie compagne di viaggio discrete ma incisive e sempre presenti: Maria Grazia Calabrese Scivoletto e Biagia Gurrieri.

Nel tempo mi sono accorta che ciò che avevo nel chiuso di un hard disk era memoria individuale sì, ma rappresentava molto di più. Era una nota di un concerto che si completava in un coro narrante,  una parte preziosa della memoria del nostro territorio. Ormai sentivo anche che ciò che avevo era persino più grande di me e che avevo bisogno di una guida. Il prof. Giuseppe Barone per me è stato il prezioso anello mancante. La chiave per aprire determinate porte, il contenitore prezioso nel quale riversare i miei dubbi e dal quale apprendere sempre con immutata ammirazione.

Mi frullava da sempre l’idea di conservarla quella sinfonia per non disperderla, e in effetti l’avevo gelosamente conservata in diversi hard disk alcuni dei quali persino in casa di amici. Oggi, grazie anche al suggerimento di amici come Chiara Ottaviano faccio parte di una importante associazione che a livello nazionale si occupa di Storia Orale, AISO (Associazione Nazionale di Storia Orale). Giovanni Contini, presidente dell’Associazione, ha accettato di starmi al fianco in questa esperienza che in punta di piedi vorrebbe contenere parte di una enorme memoria che riguarda la seconda guerra negli Iblei .

All’interno delle varie scuole di AISO sento da sempre, tra gli studiosi, l’esigenza di poter attingere alle interviste direttamente, senza filtro, non passando per una riduzione scritta. Da questa istanza, che poi è anche il motore che mi ha spinto direttamente a fare ricerca, ho sentito la necessità di contribuire a modo mio creando questo contenitore al quale si possa accedere liberamente. E questo credo sia anche la miglior maniera di ringraziare tutti coloro che si sono prestati a raccontare la loro memoria preziosa. Memoria Orale degli Iblei è dunque un modo per avvicinarsi alla nostra terra, e ancora di più alla cuspide sud orientale della Sicilia. Sicilia nelle Sicilie, isola nelle isole come suggeriva l’acutissimo Bufalino. È un contenitore di memorie multiple sperando di poter dare così il mio contributo alla conservazione di ciò che è stato soprattutto delle emozioni, delle speranze della mia gente.

Le interviste

Alcune interviste sono state raccolte solo in modalità orale. Si tratta per lo più delle prime interviste quando cioè era piuttosto difficile muoversi con una telecamera. E questo sia per ragioni di costi, insieme alla telecamera ci sarebbe stato bisogno anche di un operatore, e di un fonico, ma anche per ragioni di snellezza: raccogliere una testimonianza tenendo presente le esigenze e gli impegni di almeno 4 persone, l’intervistato, l’intervistatore, e il cameraman e il fonico è un’impresa difficile da gestire.

Altre interviste sono raccolte anche in video. A proposito mi preme chiarire subito un concetto basilare: io non sono una filmaker. Se rinascessi forse insieme ad altre mille cose che vorrei approfondire di certo vi è quest’ambito ma allo stato attuale non lo sono.

Insomma qualcuno potrebbe obiettare che forse sarebbe stato meglio non lanciarsi in questa impresa dal momento che non sono propriamente un’esperta nel campo delle riprese in video. Non sono d’accordo.  È dovere di ogni studioso rendere l’esito del proprio lavoro, certamente nella forma che preferisce, ma restituirlo alla comunità è la ragione unica di chi opera ricerca sul campo. Ecco allora che non potevo sottrarmi.

Per questa ragione mi si perdonerà la qualità dell’immagine, gli inestetismi, le riprese quasi mai tecnicamente “corrette”. Le si prendano per quello che sono: un documento.

Buone pratiche di storia orale - Presentazione

Storia orale, fonti orali

La storia orale è la particolare metodologia della ricerca storica basata sulla produzione e l’utilizzo di fonti orali.

Frutto di interviste con testimoni e portatori di memoria, tali fonti sono fortemente intenzionali, prodotte in quanto finalizzate a una ricerca, e per questo diverse da quelle archivistiche. Esse consistono in genere in un racconto
approfondito di esperienze e riflessioni personali, reso possibile concedendo ai narratori un tempo sufficiente per dare alla propria storia la pienezza che desiderano. In quanto narrazioni in prima persona, da parte di un o una
testimone che si presenta con nome e cognome, le fonti orali quasi sempre contengono informazioni sensibili o confidenziali. Inoltre, in quanto documenti sonori o audiovisivi, esse includono alcuni elementi intrinsecamente legati alla
sfera personale e corporea della persona, quali la sua voce o la sua immagine.

Per tutti questi motivi l’acquisizione, conservazione e diffusione delle fonti orali richiedono particolari tutele.

AISO
L’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO), affiliata alla International Oral History Association (IOHA), si è costituita nel 2006 per mettere in comunicazione le molte realtà legate alla ricerca con le fonti orali promosse in Italia sia da singoli sia da enti, istituti e associazioni.

Tra le sue attività ha un ruolo precipuo la formazione alla pratica della storia orale (intesa sia come preparazione dei nuovi ricercatori e ricercatrici sia come loro formazione continua) e alla consapevolezza degli aspetti deontologici che sono peculiari a questa metodologia.

Buone pratiche. Perché e perché adesso?
Il documento “Buone pratiche per la storia orale” si propone come uno strumento di informazione e sensibilizzazione. Non intende imporre standard alla ricerca, ma raccomandare buone pratiche che aiutino chi fa ricerca sul campo a svolgere bene il proprio lavoro. Esso contribuisce a colmare un vuoto, poiché è difficile trovare occasioni istituzionali che preparino a riflettere adeguatamente su alcune criticità fondamentali della ricerca storica. In particolare, nel fare storia con le fonti orali le responsabilità della riflessione deontologica sono spesso lasciate esclusivamente sulle spalle del singolo ricercatore, al suo apprendimento sul campo e al suo personale – e spesso solitario – dialogo con le esperienze di ricerca degli storici e delle storiche che l’hanno preceduto.
Inoltre, negli ultimi decenni le nuove tecnologie di riproduzione e diffusione delle informazioni (in particolare la rete Internet), la maggiore attenzione degli individui alla tutela dei propri diritti e della propria identità personale, nonché le procedure previste dagli enti di ricerca nazionali e internazionali per i progetti che trattino “soggetti umani”, hanno posto nuove problematiche all’attenzione di chi si occupa di fonti orali. Tali trasformazioni mettono alla prova la responsabilità nel condurre interviste e nel disporne in seguito. Questo sollecita un continuo adeguamento delle pratiche al contesto sociale in evoluzione, e soprattutto una rinnovata consapevolezza circa le specificità metodologiche del lavoro con le fonti orali.
Per redigere questo documento, AISO ha avviato una discussione ampia e aperta alla comunità scientifica, nell’ottica di favorire la massima condivisione di pratiche di ricerca consapevoli e improntate al rispetto di tutti i soggetti coinvolti in un progetto di storia orale. Il valore degli enunciati che seguono poggia sostanzialmente su questo.

Buone pratiche di storia orale

Principi generali

La raccolta di fonti orali e la loro utilizzazione sotto qualsiasi forma presuppongono un’adeguata preparazione in materia di principi e pratiche della storia orale.
Chiunque promuova progetti volti alla raccolta, alla conservazione, al trattamento o all’uso di fonti orali da parte di terzi è tenuto a informare i propri collaboratori sulle implicazioni giuridiche, deontologiche ed etiche del loro lavoro.
Tale esigenza è particolarmente avvertita dai docenti e dalle istituzioni educative, che hanno la responsabilità di rendere edotti studenti e allievi delle peculiarità delle fonti orali e degli accorgimenti specifici che esse richiedono.
Le interviste di storia orale sono il contesto e il risultato di una relazione personale improntata al rispetto reciproco. Ogni intervista è un dono, e per chi la raccoglie è un’esperienza di apprendimento. Pertanto è buona prassi predisporsi
a esercitare l’arte dell’ascolto senza avere impostazioni rigide e senza interrompere le digressioni su temi non preventivati, spesso precursori di nuove piste d’indagine.
Ogni intervista è unica e irripetibile. Sin dalla fase preparatoria, i ricercatori e i loro collaboratori si interrogano sugli strumenti di registrazione più consoni al tipo di ricerca che svolgono (audio, audio-video, etc.). Si avvalgono di idonee attrezzature di registrazione o, più in generale, di ogni opportuno accorgimento al fine di assicurare una buona qualità della registrazione della voce del narratore o di altri suoni o immagini. Predispongono, sin dall’avvio della ricerca, ogni cautela per la conservazione ottimale delle interviste e dei relativi documenti.

Raccolta delle interviste
Le interviste sono il frutto di una scelta consapevole e informata.

Il consenso informato alla realizzazione dell’intervista si può ottenere in forma scritta o in forma orale; in questo secondo caso, il consenso è raccolto mediante registrazione all’inizio dell’intervista. Formano necessariamente oggetto di comunicazione preventiva e di consenso le seguenti informazioni essenziali: i nomi di intervistato e intervistatore; la data e il luogo in cui si svolge il colloquio; l’oggetto della ricerca per cui viene prodotta l’intervista; l’eventuale committente o istituzione per cui la ricerca viene svolta o da cui viene finanziata; l’utilizzo e la diffusione che verranno fatte dell’intervista stessa, con il maggiore dettaglio possibile. È opportuno che il ricercatore comunichi preventivamente anche dove e come sarà archiviata la registrazione dell’intervista.

Il consenso sugli usi e sulla diffusione del materiale raccolto è ribadito al termine dell’intervista. L’accordo prestato in forma orale è registrato unitamente all’intervista. L’accordo può prevedere un utilizzo selettivo dell’intervista. È preferibile che gli accordi relativi alle modalità per la diffusione audio-video delle interviste siano stipulati in forma scritta.

Se l’intervista viene interrotta e rinviata ad altra data, sono registrati tutti i riferimenti utili, anche temporali, dell’interruzione e della successiva ripresa dell’attività, in modo che gli spezzoni dell’intervista e il relativo consenso informato siano tra loro ricollegabili.

Nei limiti in cui ciò sia considerato rilevante per la specificità delle tematiche oggetto d’indagine, è opportuno che l’intervistato sia informato della eventualità che – in casi eccezionali – l’intervista possa essere acquisita dall’autorità giudiziaria.

L’intervistato ha diritto di interrompere o sospendere la registrazione e di rilasciare dichiarazioni a registratore spento. H a diritto di rilasciare l’intervista in forma anonima o con uno pseudonimo, oppure di richiedere di avvalersi dell’anonimato per un tempo determinato da lui stabilito. In quest’ultimo caso l’anonimato è garantito anche in fase di archiviazione e conservazione della fonte.

A intervista conclusa e in separata sede, è opportuno che il ricercatore ricapitoli, a corredo critico, le condizioni e i limiti agli usi e alla diffusione dell’intervista: potrà farlo in forma orale, in appendice all’intervista, oppure in forma  scritta, redigendo una scheda da associare alla registrazione.

Utilizzazione delle interviste
L’intervista è una narrazione dialogica alla quale partecipano sia l’intervistatore che l’intervistato. Titolare della registrazione dell’intervista è colui che l’ha effettuata.

Le scelte sulla trascrizione e sul montaggio dell’intervista spettano in ultima istanza al ricercatore, salvo diverso accordo con l’intervistato. Tuttavia il ricercatore valuta attentamente, a seconda della natura e della complessità dell’intervista, l’opportunità di sottoporre all’intervistato i brani trascritti o il testo integrale e concordare con lui le modalità della trascrizione.

L’intervistato ha il diritto, in qualsiasi tempo, di revocare il consenso alla pubblicazione dell’intervista. Ciò non fa venir meno il diritto del ricercatore a detenere l’originale dell’intervista e a utilizzare le informazioni in essa contenute senza fare riferimento all’identità dell’intervistato o a elementi che lo rendano comunque riconoscibile.

È buona norma consegnare o recapitare all’intervistato una copia dell’intervista, nel formato ritenuto più opportuno alle circostanze.

Il ricercatore, ove nell’intervista vi siano riferimenti a terze persone, adotta, prima di pubblicarla, ogni opportuno accorgimento volto a non ledere la loro immagine e reputazione.

Conservazione delle interviste
La fonte orale è la registrazione in forma audio o video di un ’intervista. Essa si distingue dalla trascrizione, che ne è una riduzione o approssimazione testuale.

La fonte orale deve essere conservata e custodita opportunamente. Essa deve altresì essere resa accessibile agli studiosi, salvo nell’ipotesi in cui l’intervistato abbia diversamente disposto. Spetta al ricercatore individuare il luogo più adeguato dove versare o depositare la fonte, tenendo conto delle migliori garanzie di conservazione e di custodia, ma anche delle esigenze di fruizione che la caratterizzano.

È opportuno che l’intervistatore rediga, custodisca e consegni al conservatore una scheda di corredo. Nella scheda è indicato quanto utile all’identificazione dell’intervistato – salva l’ipotesi di anonimato – nonché del tempo, del luogo e delle modalità in cui si è svolto il colloquio. Nella scheda sono esplicitati gli eventuali limiti di consultabilità e divulgazione dell’intervista. Alla scheda potranno essere unite una trascrizione o una indicizzazione dell’intervista, informazioni e documenti, quali fotografie, scritti o altre registrazioni utili per i futuri fruitori della fonte orale, nonché eventuali riferimenti agli esiti della ricerca.

Le interviste registrate in passato senza esplicita espressione di consenso possono essere utilizzate secondo quanto previsto dalla normativa vigente, salva l’opportunità, ove possibile, di un loro adeguamento alle presenti buone pratiche.

Con il suo versamento o deposito presso un archivio o altro istituto di conservazione, il dovere di rispettare i limiti sull’utilizzo e sulla pubblicazione dell’intervista, ricadente sull’intervistatore, si trasferisce sul soggetto preposto alla conservazione.

Committenza
I ricercatori e i loro collaboratori, anche quando lavorano per conto di un altro soggetto pubblico o privato, sono responsabili dell’integrità della ricerca e della dignità delle persone intervistate. In particolare, esercitano sempre la propria autonomia di valutazione sulle modalità con cui le informazioni raccolte potranno essere usate.

Negli accordi tra committente e ricercatore, va garantita la facoltà del ricercatore di selezionare, filtrare o eventualmente non consegnare tutte le interviste raccolte, qualora ritenga che possano danneggiare l’integrità della ricerca, le persone intervistate, la propria professionalità. Va garantito, inoltre, il diritto del titolare della ricerca di conservare autonomamente una copia delle interviste che ha realizzato e che potrà poi utilizzare per pubblicazioni scientifiche.

In caso di sub-committenza ovvero in tutti i casi in cui comunque la trascrizione o il trattamento delle interviste siano affidati ad altri ricercatori, collaboratori o ausiliari, la tutela della fonte va sempre garantita, mediante la previsione di accordi espressi in merito a ciascuna fase del lavoro di raccolta e di ricerca.

Il committente è adeguatamente informato sulla necessità di gestire scrupolosamente la fase di conservazione dei prodotti della ricerca svolta con fonti orali (intendendosi per tali prodotti, ad esempio: interviste e loro trascrizioni; trattamenti o sintesi del materiale raccolto; etc.).